Chiude l’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo: ragioni oscure. Di Francesco Pandolfo

Chiude l’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo: ragioni oscure

Francesco Pandolfo (laromanabayahibenews@yahoo.com).

Renzo Serravalle, Presidente della Casa d’Italia a Santo Domingo

Santo Domingo, Repubblica Dominicana (3 giugno 2014).- Lo scorso aprile il Ministero degli Affari Esteri italiano ha annunciato la chiusura dell’Ambasciata a Santo Domingo, prevista per il 31 dicembre di quest’anno. Ciò danneggerà “non solo le migliaia di cittadini italiani che vivono in Repubblica Dominicana, ma anche il flusso di turisti, il commercio e le relazioni bilaterali che i due paesi hanno mantenuto per più di cent’anni” – scrive il Listín Diario, principale quotidiano dominicano, dando voce alle proteste di una delegazione d’imprenditori italiani capitanati da Renzo Serravalle, Presidente della Casa d’Italia a Santo Domingo (la principale associazione degli italiani residenti nello stato caraibico), in un articolo polemicamente pubblicato il 2 giugno, Festa della Repubblica Italiana.

Dopo l’annuncio di chiusura della sede diplomatica, la coda per accedere agli uffici consolari italiani di Santo Domingo è cresciuta notevolmente e fin dall’alba si presentano decine di persone nella speranza di conquistare un turno tra le 40/50 pratiche giornaliere che i funzionari consolari riescono a gestire. Dal 2015 sarà molto peggio: secondo le autorità italiane, l’ufficio consolare competente sarà quello dell’Ambasciata di Panama, missione diplomatica d’importanza notevolmente minore rispetto a quella di Santo Domingo, a circa 1.400 chilometri dall’isola caraibica (tre ore in aereo). Sorte analoga toccherà anche agli italiani residenti negli altri stati dei Caraibi che oggi dipendono dall’Ambasciata a Santo Domingo (Haiti, Giamaica, Antigua e Barbuda, St. Kitts e Nevis).

Certamente i motivi sono ben poco chiari. Ufficialmente, il Ministero degli Affari Esteri afferma si tratti di un provvedimento di risparmio economico, imposto dalla legge sulla spending review. Però…

Italiani in Repubblica Dominicana

Secondo le cifre fornite dall’Ambasciata alla Casa d’Italia, la sede diplomatica – installata da più di cent’anni, nel 1894 – occupa il ventesimo posto (per numero d’italiani iscritti) tra le 116 ambasciate italiane nel mondo ed è la più grande dell’America Centrale e dei Caraibi. Inoltre, la comunità tricolore residente in Repubblica Dominicana mostra una crescita continua e tangibile: nel 2012 erano registrati negli elenchi dell’Ambasciata a Santo Domingo 6.375 cittadini italiani, che sono aumentati a 8.314 nel 2013 (+23,3%). Ai dati ufficiali bisogna aggiungere altri 20.000 italiani di fatto residenti stabilmente o per lunghi periodi dell’anno (specialmente d’inverno, per il clima).

Nel 2013, gli atti rilasciati dal Consolato di Santo Domingo (con 7 sportelli aperti al pubblico) sono stati circa 13.000 e, tra questi, circa 1.000 passaporti, 1.000 atti di stato civile (nascite, matrimoni etc.) e circa 4.000 legalizzazioni.

Santo Domingo, prima città del Nuovo Mondo, conserva decine di reperti e monumenti che raccontano le gesta dell’Ammiraglio genovese Cristoforo Colombo. Il primo importante flusso migratorio dall’Italia risale alla fine del XIX secolo e le più antiche famiglie d’origine italiana oggi reggono autentici baluardi imprenditoriali del paese caraibico in molteplici settori (agricoltura, turismo ed energia, tra molti altri). Più di recente, il dinamismo dell’economia dominicana ha incrementato gli investimenti del Bel Paese in svariati campi: dalla ristorazione e il commercio di prodotti italiani (che piacciono anche ai dominicani), all’alta tecnologia e la produzione energetica.

I turisti italiani in Repubblica Dominicana sono circa 150.000 l’anno. I principali tour operator italiani, le maggiori compagnie di crociere (come Costa e MSC) e imprese alberghiere di capitale italiano o misto operano attivamente nel paese. Ultimamente il turismo ha messo in contatto un’Italia in crisi con le prospere comunità italiane perfettamente integrate in Dominicana, accelerando il flusso migratorio verso lo stato caraibico. Non a caso le principali comunità italiane si concentrano lungo la costa sudest, tra Santo Domingo e La Romana-Bayahibe, principali mete turistiche degli italiani (più del 90% atterra negli aeroporti di queste due località).

Pertanto gli uffici consolari di Santo Domingo devono far fronte alle ordinarie necessità di quasi 30.000 italiani residenti e a quelle straordinarie di circa 150.000 turisti. Inoltre, l’Ambasciata dovrebbe sostenere lo sviluppo e il commercio delle numerose società di capitale italiano che qui operano e si trovano in una fase di piena espansione.

Nessun risparmio

Di fronte a questa realtà, la più grande colonia d’italiani d’America Centrale contesta la preannunciata chiusura dell’Ambasciata ed evidenzia che essa non produrrà alcun rilevante risparmio sulla spesa pubblica italiana, “perché il personale che lavora a Santo Domingo dovrà essere riassegnato ad altre sedi e ciò potrebbe provocare anche oneri maggiori” (secondo le dimensioni della nuova sede).

Inoltre, “lo Stato Italiano dovrà sostenere i costi per il trasloco e la conservazione dei voluminosi archivi d’oltre cento anni, così come dovrà affrontare le spese per l’ampliamento di qualsiasi altra sede diplomatica di quest’area geografica per ospitare i nuovi servizi” consolari. In particolare, è noto che i locali dell’Ambasciata di Panama sono piccolissimi (un appartamento) e hanno solo uno sportello consolare, essendo ben pochi gli italiani ivi residenti. È la prima volta che un’ambasciata di medie dimensioni è assorbita da una più piccola – è il commento della Casa d’Italia.

L’invocato risparmio sulla spesa pubblica è definitivamente contraddetto dalla singolare circostanza – unica in America Centrale – che la lussuosa residenza dell’Ambasciatore a Santo Domingo (in un parco di circa 12.000 m2), così come l’ampia sede degli uffici consolari e un altro terreno edificabile (destinato alla costruzione della sede della Casa d’Italia) – tutti nel centro commerciale della città – sono di proprietà dello Stato Italiano (valore stimato circa 10 milioni di euro). Ciò in forza di una donazione ricevuta da una delle famiglie d’origine italiana più illustri e antiche (1861) della Repubblica Dominicana, i Vicini. Così, oltre a tradire una donazione espressamente destinata alle esigenze della missione diplomatica italiana a Santo Domingo, il Governo Italiano ritiene di far economia trasferendosi in una sede in affitto, perfino esponendosi al rischio di perdere questi preziosi immobili per le azioni legali che molto probabilmente sarebbero intentate dai donanti.

Nessuna logica

Quali allora i veri motivi di questa chiusura inaspettata e incomprensibile? Una chiusura che costringerà intere famiglie della più grande comunità italiana in America Centrale a viaggiare fino a Panama (pagando biglietto aereo, vitto e alloggio) per celebrare i matrimoni, riconoscere i propri figli o ottenere gli atti di morte. Una chiusura che avrà anche ripercussioni sul commercio e le relazioni bilaterali tra Italia e Repubblica Dominicana (la più grande economia d’America Centrale).

In una video intervista a Leonardo Metalli, redattore del TG1 (su You Tube), Serravalle aveva individuato tra i motivi (non ufficializzati) della chiusura dell’Ambasciata anche delle “irregolarità” che il Ministero degli Affari Esteri italiano ha riscontrato nella gestione di alcuni servizi consolari (il rilascio dei visti d’ingresso in Italia, specificamente). Nei fatti, da quasi sei mesi il Consolato Italiano di Santo Domingo ha sospeso la concessione ai dominicani dei visti di breve durata. Altra circostanza degna di nota è che, all’incirca dalla stessa data, l’Ambasciata Italiana a Santo Domingo non ha più un ambasciatore.

Tuttavia, neppure le “irregolarità” accertate nella gestione dei servizi consolari sembrano la vera ragione della chiusura, poiché i due funzionari ritenuti responsabili sono stati identificati dal Ministero degli Affari Esteri e puniti con la destituzione (uno) e la sospensione (l’altro) dal pubblico servizio – dichiara Serravalle al giornale La Romana Bayahibe News. Quindi?

Gli italiani mormorano

Una voce però cresce nella comunità italiana in Repubblica Dominicana: che potrebbero esistere interessi occulti alla chiusura proprio per gli immobili milionari dell’Ambasciata. Solo chiacchiere?

No alla chiusura dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo

La Casa d’Italia invita tutti  gli italiani (residenti e turisti) a esprimere la propria adesione alla campagna “No alla chiusura dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo”, registrandosi sul sito www.casadeitaliard.org.

Texto en español: http://www.laromanabayahibenews.com/2014/06/cierre-embajada-de-italia-en-santo-domingo-motivos-oscuros-por-francesco-pandolfo/

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